antidecubito

Uno dei primi passi assistenziali da attuare al momento dell’ accoglimento di un nuovo paziente è la valutazione del rischio di contrarre lesioni da decubito attraverso l’utilizzo di indici o scale di valutazione, tra i più utilizzati l’indice di Norton. Questo metodo prende in considerazione lo stato fisico generale, lo stato mentale, la deambulazione, la mobilità e l’incontinenza del paziente. A ciascuno di questi fattori si deve attribuire un punteggio da 1 (peggiore) a 4 (migliore). Il rischio di contrarre lesioni da decubito è lieve con un punteggio da 16 a 12. E’ elevato se è inferiore od uguale a 12.   Il rischio diminuisce quasi linearmente con l’ aumentare del punteggio.
E’ definita lesione da decubito una lesione tessutale, con evoluzione necrotica, che interessa la cute, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Essa è la conseguenza diretta di una elevata e/o prolungata compressione o di forze di taglio o di stiramento causati da uno stress meccanico ai tessuti e la strozzatura dei vasi sanguinei.
Si intende per pressione una forza applicata perpendicolarmente a una unità di superficie. Il punto critico dello sviluppo di un’ulcera da pressione si raggiunge quando la forza comprimente fra superficie corporea e piano di appoggio è più intensa della pressione del sangue.
Primo obiettivo dell’intervento preventivo è l’identificazione dei pazienti a rischio di contrarre lesioni da decubito. Si definisce paziente a rischio quel soggetto che, a causa di fattori generali o locali legati ad una patologia o ad una complicanza di questa, ha maggiori possibilità di contrarre lesioni da decubito e che quindi necessita di un piano assistenziale mirato.
I pazienti a rischio sono:
-anziani: per le modificazioni della cute legate all’invecchiamento
-
mielolesi: per la riduzione della sensibilità;
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miastenici: per la diminuzione della forza di contrazione muscolare e per l'astenia che porta il soggetto a muoversi poco ed a mantenere a lungo la stessa posizione;
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affetti da sclerosi multipla: per la presenza di spasticità e parestesie;
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pazienti oncologici, affetti da A.I.D.S.: perchè immunodepressi;
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in stato di coma: per immobilità assoluta
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neurolesi: (pazienti emiplegici, paraplegici, tetraplegici), per i diversi gradi di immobilità;
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diabetici: per danni al microcircolo ed alla sensibilità;
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portatori di apparecchi gessati: per compressione degli apparecchi gessati sulle prominenze ossee;
-
politraumatizzati: per limitata mobilità e per compromissione dello stato generale.

 

 

 


 

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