Il ruolo della medicazione avanzata nelle lesioni difficili: l'utilizzo della medicazione in schiuma

 

Da molti anni sono presenti sul mercato e sono di grande aiuto i presidi di medicazione avanzata: medicazioni in grado di essere attive a stare in sede più giorni che rispondono ad esigenze diverse a seconda del momento in cui si trova la ferita.

 

L’introduzione di questo tipo di materiali ha portato un notevole aiuto nella gestione delle ferite croniche. Infatti questo tipo di lesioni fino a qualche anno fa avevano un importante impatto sia sulla qualità della vita che sulla spesa di gestione: i materiali classici di medicazione non erano fatti per restare attivi in sede per più giorni e questo portava spesso o a una gestione della lesione con fuoriuscita dell’essudato e conseguente impatto sulla quotidianità e sulla qualità della vita della persona oppure a dover medicare molto spesso, con aumento del dolore e del discomfort dell’assistito e anche della spesa per la gestione della lesione in termini di materiali e di personale dedicato.

Avere a disposizione materiali in grado di stare attivi sul letto di ferita e di gestire la lesione per più giorni ha avuto un notevole impatto sulla qualità di vita della persone affette. I materiali di medicazione avanzata sono certamente più costosi e l’assenza di evidenze e di protocolli specifici ha portato un apparente iniziale aumento dei costi, soprattutto dove non ci sia stata adeguata formazione del personale che li utilizzava. Inoltre nonostante questo rimangono senza risposta una nicchia di lesioni che per eziologia o comorbidità sembrano non rispondere a trattamenti avanzati e tradizionali. Presentiamo due casi di ulcere “non healing” trattate efficacemente con la medicazione avanzata in schiuma, che a nostro parere è stata in grado non solo di “svegliare” le lesioni e portarle verso la guarigione ma anche di trattare un perilesionale particolarmente difficile.

Materiali e metodi

La medicazione avanzata in schiuma è multistrato, costituita da soffice idrofibra e poliuretano. L’interfaccia è morbida e non adesiva. E’ in grado di mantenere il giusto grado di umidità grazie all’idrofibra gelificante ma anche di assorbire l’essudato in eccesso. L’adesivo in idrocolloidale risulta particolarmente ben tollerato ed applicabile anche in perilesionali facilmente irritabili.

Risultati

Il primo caso selezionato è stata una lesione insorta su radiodermite. La lesione, secondaria ad asportazione oncologica e successiva radioterapia per sarcoma della gamba, era presente da svariati anni, era recidivata più volte ed era aperta da più di un anno. Inoltre era refrattaria a qualsiasi trattamento. Era stata sottoposta a pressione negativa, debridement seriati e utilizzo di medicazioni avanzate di vario genere. La lesione restava invariata di dimensioni e qualità del fondo, presentando un’ampia sottominatura craniale e un importante irritazione del perilesionale, tanto che era impossibile applicare qualsiasi tipo di cerotto

L’applicazione di un ciclo di medicazioni in schiuma associata a semplice detersione con soluzione fisiologica ha portato in 6 mesi a riduzione dell’80% dell’area totale di lesione, scomparsa totale della sottominatura e riduzione fino a scomparsa dell’irritazione perilesionale.

Il secondo caso è stato una lesione pretibiale post traumatica insorta in tessuto cicatriziale e presente da due anni. Il fondo si presentava avascolare ed il perilesionale atrofico. Anche questa lesione era stata trattata con diversi tipi di medicazione avanzata senza alcun risultato. Il perilesionale tendeva inoltre ad irritarsi. In questo caso con un ciclo di medicazioni in schiuma abbiamo ottenuto la completa guarigione con ottima tolleranza della cute perilesionale in quattro mesi.

Discussione e conclusioni

L’utilizzo delle medicazioni avanzate nella cura delle lesioni cutanee croniche ha portato una vera a propria rivoluzione sia per i pazienti che per gli operatori. Lesioni che fino a poco tempo fa venivano tenute nascoste a tutti (medico curante compreso) e incidevano notevolmente sulla qualità della vita ora possono essere trattate con medicazioni meno frequenti, meglio tollerate e con maggiore efficacia.

Se è vero che la maggior parte di questo tipo di lesioni risponde ai protocolli di medicazione avanzata tradizionale è vero che esistono alcune lesioni che sembrano refrattarie anche a questi trattamenti “rivoluzionari”. E’ esperienza clinica di ogni operatore che si interfaccia con questo problema che la lesione si affronti con una medicazione differente a seconda della fase che sta attraversando: esistono medicazioni avanzate in grado di esercitare azione antisettica, utili nelle lesioni contaminate ed infette, medicazioni in grado di trattare il fondo sbrigliandolo e medicazioni in grado di stimolare il tessuto di granulazione e la migrazione dell’epitelio fino alla chiusura.

Eppure alcune lesioni anche dopo essere state opportunamente inquadrate e corrette dal punto di vista eziologico non rispondono a questi trattamenti. Queste lesioni sono classificate dagli esperti come “non healing”, non “guarenti”, e lo possono essere per svariati motivi. Quali che siano questi ultimi, esse costituiscono comunque una grossa sfida per gli operatori del settore, ma anche per i produttori di medicazioni avanzate.

Negli ultimissimi anni infatti i più esperti produttori di medicazioni avanzate si sono concentrati anche nella ricerca di una medicazione che potesse stimolare questo tipo di lesione, nella sua complessità. Ecco così che sono nate medicazioni in grado di comportarsi in modo diverso a seconda della fase della lesione in cui vengono applicate, e anche di gestire in modo ottimale il perilesionale, che sappiamo svolgere un ruolo fondamentale nella guarigione delle lesioni. La medicazione in schiuma, a nostro parere è una di queste: è innanzitutto molto confortevole, in quanto non aderisce al fondo di lesione in nessuna condizione.

L’idrofibra è in grado di assorbire notevoli quantità di essudato associata al poliuretano e come ben sappiamo non si sfalda sul letto di lesione. Il fatto di possedere un adesivo idrocolloidale la rende estremamente facile nell’applicazione e confortevole anche in perilesionali molto soggetti ad irritazione o già irritati.

Il primo caso descritto riguarda una lesione che da anni non mostrava segni di miglioramento. Al primo accesso la lesione si presentava molto essudante, tunnellizzata in senso craniale, ricoperta da fibrina anche se non infetta e circondata da un perilesionale fibrociacatriziale talmente irritata che la signora non poteva mettere nessun tipo di cerotto senza avere come conseguenza almeno un’abrasione.

Il paziente è stato sottoposto ad un ciclo di medicazioni in schiuma. Ai primi cambi si nota che la medicazione si saturava piuttosto presto e veniva cambiata di conseguenza dopo 2 giorni; fin da subito però restava in sede senza irritare minimamente il perilesionale.

Con il passare del tempo si assiste ad una graduale pulizia del fondo e diminuzione dell’essudato, con successiva riduzione fino a scomparsa della porzione tunnelizzata. Il comfort era notevole e i cambi sono stati ridotti a due a settimana. Il risultato ad oggi è una riduzione dell’area dell’80%, fondo completamente granuleggiante e perilesionale integro. E’ prevedibile che entro breve vada incontro a chiusura.

Il secondo caso riguarda invece una lesione pretibiale post traumatica in esiti di frattura di tibia con perilesionale atrofico. Il fondo ed il perilesionale erano atrofici, poco vascolarizzati, l’essudato medio e il perilesionale irritato.

Anche in questo caso al paziente e’ stato proposto un ciclo di medicazioni con aqaucel foam®. In questo caso la medicazione è stata lasciata in sede prima per 5 giorni, poi per una settimana intera. Questo ha permesso la gelificazione dello strato di contatto in idrofibra i l’idratazione del fondo di lesione. Anche in questo caso da subito il perilesionale è molto migliorato, non mostrando più nessun segno di irritazione. Dopo un po’ di tempo dal fondo ben idratato è iniziato il processo di riepitelizzazione, che si è concluso in circa quattro mesi con restitutio ad integrum.

Da questi primi casi si deduce che questo tipo di medicazione ha una marcia in più rispetto alle avanzate “tradizionali”: innanzitutto è composta da materiali di altissima qualità efficaci anche in cuti molto sensibilizzate, secondo poi è in grado di gestire ferite con caratteristiche differenti. Infatti se la lesione è essudante è in grado di assorbire ma con il trattamento sembra in grado anche di farne diminuire la produzione fino a quel giusto equilibrio di umidità che permette il processo ripartivo. In lesioni scarsamente essudanti invece, lasciata in sede per più tempo permette l’idratazione di fondi atrofici e di nuovo il raggiungimento del giusto grado di umidità.

In conclusione a nostro parere questo è un presidio di medicazione che non può mancare nei migliori ambulatori di wound healing: in mani esperte infatti può essere proposto come trattamento per quelle che sono le lesioni veramente difficili, lesioni che non guariscono per i più svariati motivi, la vascolarizzazione non ottimale, la cute atrofica e non ultimo l’età avanzata dei pazienti che con l’aumento dell’aspettativa di vita è sempre più diffusa.

 

Da “Convatec.it”









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